berni 9 agosto, 2015
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Con l’ammirazione di questi italo-argentini che editiamo la rivista Mediterruño per l’ impegno di docenti e scrittori interessati di cultura Meditarranea, vi portiamo un’ imperdibile intervista a chi consideriamo una vera «lavoratrice dell’ interculturalità», la musicista Cinzia Merletti.  Condividiamo con questa amica la convinzione che la coesistenza dei bambini con abitudini e culture diverse non sia un pericolo bensí  un’ enorme ricchezza sociale. Cinzia porta avanti un tipo di insegnamento orientato verso la diversità, il confronto vantaggioso e l`interscambio tra identità egalitarie, che possa arricchire tutti, tanto migranti come ospiti.

Libros de Cinzia Merletti - Revista Mediterruño
Las tapas de los libros publicados por esta docente de la interculturalidad a través de la música.

Presentiamo l`interevista che Mediterruño ha realizzato all’ amica romana Cinzia Merletti nell`autunno argentino.

Mediterruño: Ciao Cinzia, attraverso amici in comune a Roma, e alla distanza abbiamo fatto amicizia su Facebook ma siamo rimasti gratamente sorpresi dal fatto che una donna italiana da Roma si occupasse di cultura e musica araba. Ma come ti presenteresti tu ai nostri lettori di Mediterruño, cioè alla gente di cultura ispano- americana?

Cinzia:: Salve a tutti voi dell’altra parte del mondo! Devo dire che Facebook può essere un mezzo di incontro e divulgazione incredibile, e la nostra collaborazione lo dimostra in pieno. Voi siete rimasti sorpresi perché io, donna italiana, mi occupassi di cultura e musica araba? Beh, per me e per molti miei lettori, è stata una sorpresa apprendere che, in America Latina, ci siano tante comunità, tradizioni e musiche legate al mondo arabo. Non si finisce mai di imparare e di meravigliarsi!
Cercherò di presentarmi con poche parole, e di raccontarvi il perché del mio interesse verso il mondo arabo e la sua musica.
Io sono una musicista a tutto tondo, ho compiuto studi accademici sia in conservatorio che all’università, proseguendo con ulteriori specializzazioni e master, oltre a corsi vari anche in Cinzia Merletti - Revista Mediterruñoambito non accademico. Sono stata sempre molto curiosa e, da giovane, non mi bastava concepire l’attività musicale legata esclusivamente al concertismo. Ho voluto allargare i miei orizzonti, anche contro il parere dei miei maestri, e sono felice delle mie scelte, benché difficili e piene di ostacoli. Il mio incontro con il mondo arabo è legato al lavoro del mio ex suocero che, per alcuni anni, ormai molto tempo fa, ha vissuto a Riad, in Arabia Saudita. Pian piano, attraverso le sue testimonianze, cominciò l’approccio, la curiosità verso un mondo “nuovo”, sicuramente diverso da quello a cui ero abituata. Potei andare anch’io a Riad, e così l’approccio fu diretto. Sarebbe troppo lungo, qui, raccontare i dettagli di quell’esperienza. Riassumerò dicendo che la tensione era alta; di lì a poco sarebbe scoppiata la Guerra del Golfo. Cercavo informazioni sulla vita culturale, musicale, e non trovai nulla tranne un libro, scritto in inglese da professori arabi trasferitisi negli Stati Uniti. La cultura e le arti del mondo arabo, in quel libro, erano descritti con passione e parlavano di uno splendore che, guardandomi intorno, proprio non riuscivo a scorgere. Questo mi incuriosì molto e mi spinse ad approfondire le ricerche, una volta tornata in Italia. Un’altra cosa che mi colpì profondamente fu la situazione femminile a Riad. Le restrizioni erano tantissime, inimmaginabili per noi donne abituate a muoverci e a decidere liberamente della nostra vita. Conobbi il razzismo ed il pregiudizio “dall’altra parte”, verso noi occidentali, ed è statoCinzia Merletti - Revista Mediterruño utilissimo per confrontarmi con la realtà dei vari punti di vista. Ho capito che si verificano situazioni, nella vita, in cui lo “scontro” con l’altro può causare atteggiamenti di rifiuto e di chiusura o, come per fortuna è successo a me, di curiosità e stimolo a comprendere le motivazioni profonde. Sono nati i miei libri, piano piano, così come sono nate amicizie e collaborazioni con artisti di vari paesi del mondo arabofono e mediterraneo. Ho avuto modo di approfondire, oltre a quelli culturali, anche gli aspetti pratici della musica araba e mediterranea, studiandone i ritmi sui tamburi a cornice e praticando, per un breve periodo, la meravigliosa “danza del ventre”.

Mediterruño: A volte nel mondo dell`interculturalità, ci si scontra non con una voglia vera di aprirsi a qualcosa di nuovo ma con esotismo o peggio ancora, l`incapacità di silenziare il pensiero colonizzatore che l`europeo si porta ancora dentro. Da docente, come si fa a superare quella superficialità?

Cinzia: La moda di ciò che è esotico, in Occidente, è antica e la ritroviamo in diverse sfumature, nella storia della musica. Se pensiamo alle cosiddette “turcherie” del 1700, in Europa, o all’influsso di vari paesi dell’Oriente e dell’Asia, in importanti autori del primo Novecento ed oltre, capiamo subito che stiamo parlando di una tendenza umana normale e Cinzia Merletti - Revista Mediterruñocomprensibile. Anzi, aggiungo che questa tendenza non riguarda affatto solo gli Europei! Gli stessi artisti di vari paesi del mondo arabo sono rimasti affascinati da alcuni generi musicali occidentali e gli hanno teso la mano, spesso approdando a nuove commistioni stilistiche, a nuovi generi, sonorità, abitudini. Non è il caso di esprimere giudizi in merito. I puristi si scagliano contro l’accantonamento delle tradizioni antiche della musica araba, denunciando l’inquinamento dell’identità culturale che tale musica rappresenta ma non ci si può far niente: è un’esigenza umana e non si può fermare, nel bene e nel male.

Torniamo a noi. Io ho scelto di lavorare nel campo dell’intercultura, mettendo in gioco le mie competenze e facendole diventare bene comune. Ho avuto la fortuna di essere stata chiamata collaborare con istituzioni importanti, lavorando in progetti bellissimi. Ho conosciuto e sperimentato varie realtà: dai laboratori nelle scuole e nelle biblioteche agli spettacoli nei teatri, dai concerti ai seminari e conferenze, le pubblicazioni cartacee e online. Ho lavorato con bambini piccoli e con adulti, persino anziani, musicisti e non. Il pregiudizio esiste, è vero, ma lo troviamo soprattutto nelle persone grandi che conducono una vita povera di stimoli al confronto. I bambini sono la nostra speranza e parlare/suonare/cantare/narrare con loro, per affrontare l’intercultura, è facile ed entusiasmante. Devo dire, per giustizia, che ho avuto molte soddisfazioni anche facendo seminari ad anziani, contro ogni aspettativa. Ho imparato che la chiave di tutto è stimolare alla curiosità, offrire argomenti su cui discutere e confrontarsi senza imposizioni. L’insegnamento, cioè, non funzione se impone qualcosa dall’alto ma riesce a tirare fuori il meglio da ciascuno se, liberamente e senza costrizioni, riesce ad entusiasmare e a stabilire dei piani di comunicazione efficaci fra chi dà e chi riceve. Alla fine, si scopre infatti che si dà in maniera reciproca: io vado in un posto per insegnare ma torno a casa sempre arricchita di qualcosa che i miei alunni hanno saputo mettere in campo. Si cresce insieme ed è questo è il senso profondo dell’intercultura, e che io applico oramai in tutto ciò che faccio. A questo punto posso rispondere all’altra tua domanda: quello che tu chiami il pensiero colonizzatore, nell’europeo, è difficile silenziarlo ma possiamo almeno far scaturire la scintilla del dubbio che il nostro non sia l’unico punto di vista possibile. Se si accetta il dubbio, se ci si confronta con altri punti di vista e si scopre che non solo “non fa male” ma può essere addirittura affascinante, allora i nostri orizzonti mentali si aprono e nasce il dialogo alla pari con le altre identità. È necessario lavorare subito con i bambini per abituarli a confrontarsi con il diverso, in ogni campo, affinché i futuri adulti siano pronti a dialogare proficuamente piuttosto che a sopraffarsi l’un l’altro. La musica è, secondo me, il mezzo più bello di cui possiamo disporre, per lavorare in questo senso.

Mediterruño: Che difficoltà trova una donna occidentale che vuole cominciare un percorso di studi della cultura araba ?

Cinzia: Non mi vengono in mente difficoltà particolari, se devo essere sincera, forseCinzia Merletti - Revista Mediterruño perché se decido di intraprendere un cammino vado avanti nonostante tutto. Ho un caratteraccio, se vogliamo scherzarci sopra, ma questo mi ha consentito di superare a testa alta quelli che, come donna occidentale che si avvicinava al mondo arabo e ai suoi rappresentanti, potevano diventare problemi legati proprio al ruolo della donna nella società. Per quanto riguarda gli studi, nessuna difficoltà se non quella di reperire buon materiale di ricerca.

4) Per tanti come noi che non ne conosciamo la lingua, come ci si può avvicinare meglio ad una cultura tanto ricca?

Cinzia: Devo ammettere che è stato ed è difficile anche per me. A causa di impegni di famiglia e di lavoro, nel corso degli anni sono riuscita a dedicare tempo allo studio e alla ricerca ma non ho potuto affrontare, anche, quello della lingua araba. È tuttora il mio grande cruccio ed un profondo limite. Ho aggirato l’ostacolo ricorrendo alla immensa disponibilità di arabisti di grande calibro, soprattutto per quel che ha riguardato le mie pubblicazioni. Ho avuto la consulenza continua, oltre che la preziosa amicizia, niente meno che del Professor Eros Baldissera, già professore di lingua e letteratura araba presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e autore dei Dizionari di lingua araba della Zanichelli. Oltre a lui, altri musicisti di vari paesi arabi sono stati sempre molto disponibili a tradurmi dei testi e a spiegarmene i retroscena culturali.

Mediterruño: La religione, la fede, oppure al contrario, la mancanza di fede in alcuna religione, può facilitare oppure no quella voglia di avvicinarsi ad una cultura diversa?

Cinzia: Non credo che ci sia una risposta univoca e valida per tutti. Probabilmente no, non credo che sia la fede a facilitare la voglia di avvicinarsi ad una diversa cultura. Anzi, parlare di fede, di religione, sappiamo bene che può portare a scivolamenti pericolosi verso atteggiamenti di chiusura, di presunzione di possedere la verità assoluta, di fanatismo. Se vissuta così, quindi, la religione può addirittura allontanare dalla strada del confronto con gli altri. La curiosità e, quindi, la voglia di incontrare gli altri, è una caratteristica naturale e sono convinta che esista a prescindere dalla fede religiosa. Il discorso, piuttosto, va affrontato ad un altro livello, secondo me. Penso che credere in Dio, con fede sincera e libera da pregiudizi, possa aiutare chi affronta la cultura e la religione altrui a capire meglio chi, come nell’Islam più genuino, quella fede la vive in ogni aspetto della vita stessa, compresa la musica e il rapporto di questa con Dio e con il cosmo intero. Può aiutare, infine, a trovare un punto di incontro sublime nel Sufismo proprio laddove si insegna a superare le barriere delle ritualità legate a ciascuna religione, le peculiarità di ogni manifestazione culturale: le differenze possono essere ricomposte in una unità superiore, quella che si pone al di sopra di tutto e che possiamo intendere come Dio unico. San Francesco e Rumi diedero il via ad una lunga ed intensa fase di confronto profondo fra Cristianesimo ed Islam: curiosità ed intuizione di una realtà superiore e positiva possono andare di pari passo, favorendo l’incontro ad un livello globale. Va detto, però, che conosco personalmente musicisti ed intellettuali curiosissimi, molto attivi nel promuovere momenti di confronto interculturale, sempre tesi verso la scoperta di cose nuove da sperimentare, eppure non sono religiosi. Come vedi, tutto dipende da quali aspetti vogliamo considerare, da quale livello di profondità vogliamo raggiungere nelle cose. La curiosità esiste “a prescindere” ma poi, ciascuno di noi, decide che direzione e che tipo di percorso intraprendere nella propria vita.

Mediterruño: Credi che ci siano nuove sfide per tutti i continenti o paesi riguardo il contatto con la cultura araba?

Cinzia: È una domanda difficile perché quello che sta succedendo, in maniera sempre più drammatica, con le fazioni terroristiche nel mondo arabo, rendono sinceramente arduo continuare a credere che si possa parlare di dialogo pacifico, di contatto con la cultura araba. Io so bene, proprio perché ho studiato la religione e la cultura di quel mondo, che non è quella che dobbiamo temere. Dobbiamo invece temere la follia che esplode, negli esseri umani, mascherandosi con vili motivazioni pseudo religiose, con squallide quanto assurde ragioni razziali. La sfida, quindi, c’è ed è urgente: solo un sano e diffuso equilibrio può contrastare e ridurre il campo d’azione della follia. L’equilibrio si ottiene, anche, con la forza della conoscenza, con la saggezza che ne deriva. Sono convinta che i mass media abbiano una forte responsabilità in tal senso, nel momento in cui diffondono notizie usando terminologie inopportune, accostamenti pericolosi, contenuti inesatti a causa della scarsa o errata conoscenza della materia che trattano. Noi musicisti, nel nostro piccolo, possiamo divulgare ciò che sappiamo attraverso il canale privilegiato della musica, della bellezza; possiamo dimostrare che la musica può superare i limiti, i paletti imposti da chi vuole la divisione piuttosto che l’incontro. La musica riesce ad esprimere e a comunicare la parte migliore dell’umanità, secondo me, generando gioia, benessere profondo ad ogni livello: mentale, emozionale, fisico, relazionale. Questa è la nostra sfida: essere sempre più portatori di benessere e conoscenza attraverso l’arte e la musica. E ti assicuro che chi sta bene con se stesso, sta bene anche con gli altri, di qualunque colore, lingua, religione e provenienza siano. Sicuramente ne trarrebbe beneficio anche l’incontro con la cultura araba, così difficile in questo periodo. Un abbraccio a tutti, è stato un piacere raggiungervi con le mie parole. Buona vita, buona musica, buon incontro.

A Roma, gli allievi di Cinzia e la loro insegnante stanno trascorrendo le loro meritate vacanze, mentre il dialogo, la musica e gli incontri non vanno in ferie ma continuano a crescere!

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